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Bruno Cengarle: anacronismo e allegorie della memoria 
Licio Damiani 



...temporaneo, dall'altro sottolineano I'impossibilita di leggere le opere di epoche trascorse nel loro autentico significato originario, di farne qualcosa di più di un mero riferimento erudito attraverso il quale tentare vanamente di colmare un vuoto. 
Cengarle diverge da siffatte posizioni. Semmai, egli potrebbe essere in qualche modo appaiato ai cosiddetti "anacronisti" per i quali i riferimenti rinascimentali, manieristi, barocchi, neoclassici, romantici sembrerebbero rispondere a una funzione uguale e contraria a quella che per i protagonisti delle avanguardie storiche d'inizio secolo veniva svolta, ai fini del recupero di una libertà e "innocenza" espressive, dalla scoperta dei primitivi africani. La tradizione accademica da rifiutare, per loro, e quella delle avanguardie, trasformatesi in stanca ripetizione e quindi in "accademia". In sostanza gli "anacronisti, capaci di identificarsi con modelli trascorsi in modo così totale da essere indotti a una vera e propria immedesimazione operativa con i pittori del passato, riconoscendo nelI'arte classica occidentale la forma più rigogliosa di manifestare in magiche allucinazioni I'"immaginario mitico", attingono ad essa come a un repertorio da rivisitare e rivivere nell'incontro tra memoria e coscienza della contemporaneita' e il frequente inserimento di spiragli ironici ha la funzione di sottolineare la distanza o addirittura I'insanabile frattura tra I'opera nuova e il modello. 
Nell'artista friulano, peraltro, non emergono sottolineature ironiche. Egli, piuttosto, tenta di ricomporre un mondo lontano in cui sente di affondare le radici; compiendo un "travestimento stilistico" si illude di ritrovare un'età perduta, aspira a riapprodare, come un Ulisse post-moderno, all'Itaca rimpianta e sognata. 
Cengarle, Bruno, e' nato a Passariano di Codroipo nel 1921. Dimostrando fin da giovanissimo vocazione alla pittura, ha frequentato la locale scuola di disegno del maestro grafico Pasquotti ed e stato allievo di Tiburzio Donadon, restauratore e pittore pordenonese legato agli stilemi di un liberty raffinato e letterario. Con Donadon ha collaborato alle decorazioni delle chiese di Camino al Tagliamento, Ragogna, San Pietro di Ragogna, nel municipio di Cividale e in altri edifici pubblici friulani e giuliani; I'esperienza sembra aver lasciato traccia anche nella maturità. Ha inoltre lavorato agli affreschi della chiesa di Biauzzo con Giovanni Saccomani, artista che, dopo iniziali suggestioni floreali, si era imposto negli anni Trenta con un solido novecentismo d'impronta casoratiana. Nel 1949 Cengarle e' emigrato a Melbourne, dove ha frequentato I'Accademia di Belle Arti avendo come maestri Allan Summer e George Bell, tra i maggiori artisti australiani. Al Centro Italiano di Essendon, di cui e diventato uno dei più vivaci animatori in ambito culturale, ha assunto la cattedra di pittura e dal 1968 al 1971, a Sidney, ha diretto il Laboratorio d'Arte Sacra. Rientrato a Melbourne, si dedica, oltre che alla pittura e al disegno, alla scultura. Nel 1984 ha donato alla parrocchiale di Codroipo la Pala dell'Ascensione, consacrata dal Primate di Polonia cardinale Josef Glemp. 
Del tonalismo della grande pittura veneta da Giorgione a Tiziano si irrorano opere di luce e d'atmosfera come Autoritratto (1985), Omaggio a Giorgione (2000), Paesaggio lontano (1999), alcuni nudi. Folgoranti accenti cromatici fanno sbalzare I'Autoritratto dal fondo scuro con forza grave e risentita. L'Omaggio riprende alla lettera, nella modella in posa davanti al pittore al cavalletto, I'ignuda suonatrice di flauto del Concerto campestre del Louvre, reinventando illusionisticamente, come un quadro nel quadro, I'intervento creativo compiuto dal maestro di Castelfranco; gioco disinvolto e ammiccante di rispecchiamenti: I'artista-che dipinge I'artista-che dipinge la modella.
 Nel Paesaggio il ricordo delle visioni lagunari si condensa in labili e vibranti luminescenze di crepuscolo, I femminei Nudi adolescenziali, del 1990 e del 1992, irradiano dorati pulviscoli tizianeschi e le tre figure di Modella nello studio (2000) si impostano nel nitore di uno spazio geometrico vuoto e rarefatto con I'assorta stupefazione che emana dal realisrno magico novecentista. All'incantamento novecentista rimanda anche la precedente versione (1999): il nudo rosato si campisce contro un fondale rettangolare

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© Bruno@Cengarle.it "DIPINTI E DISEGNI 1985-2002"   villamanin.it
Villa Manin di Passariano, Codroipo (Udine) 19 ottobre / 24 novembre 2002
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