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Bruno Cengarle: anacronismo e allegorie della memoria 
Licio Damiani 

 

ocra; ai lati, due artisti seduti si accingono a ritrarne le fattezze sulla tela bianca; oltre il muretto di sostegno si intravedono, stagliati nel cielo di cobalto, i volumi cubicamente scanditi di alcuni edifici, di una torre e di un cipresso; tutto in un'aura stranita di metafisica apparizione. La Madonna con Bambino - Maternità (2000), invece, irrigidisce il colorismo veneto in partiture delimitate con una qual popolare asprezza (quasi un Bellini dialettale), ai limiti del naiv, mentre il Consiglio delle Muse (1994) innesta sulla sintassi tonale movimentate accentuazioni espressionistiche. La Modella (1995), morbidamente appoggiata a un basamento in pietra, e tutta giocata sul contrasto fra I'evanescenza perlacea del corpo e la nota purpurea del panneggio. 
Dalla giorgionesca Leda del Museo di Padova viene enucleata la tempera su carta Leda e il Cigno ( 1992); il profilo lieve e trasparente sgorga dal fondo celeste-chiaro con modulazioni sinuose debitrici di aurorali estenuazioni preraffaellite. Ed è appunto al preraffaellisrno che, in parte, volge la "venezianita'" di Cengarle; con insinuazioni morbose e sensuali "misticamente" idealizzate nel Narciso e la Ninfa (2000); con "candida" e smagliante limpidezza ottica, colori brillanti e smaltati, contornato lineare rigorosamente chiuso, nella tempera su cartoncino Lettura, (1999). II gruppo delle due fanciulle in piedi appoggiate al pino e la terza seduta di spalle di fronte al mare rinvia, d'altra parte, alle arcadiche visioni immerse in una sospensione trasognata ed enigmatica di quel Puvis de Chavannes che la recente mostra veneziana a Palazzo Grassi ha inteso rivalutare, pur con qualche forzatura, quale ispiratore di gran parte delle avanguardie dello scorso secolo.
 Indubbiamente i soggetti di Cengarle e il modo di trattarli in molte opere ne confermano la derivazione, più ruvidamente declinata, da Puvis. II pittore di Codroipo si porrebbe sulla medesima linea di continuità che secondo il curatore della mostra veneziana Serge Lemoine, direttore del Musee d'Orsay emergerebbe fra il maestro di Lione e Gauguin, Cezanne, i Nabis, il simbolismo francese, tedesco e nordico, gli inglesi Edward Burne-Jones, George Frederic Wats, Charles Conder, Augustus John, Stanley Spencer, le allegorie classiciste di Thomas Monnington, fino a Seurat, Signac, ad altri neoimpressionisti e, addirittura, a Matisse, Picasso, Duchamp, Picabia, ai testi prefuturisti dei maestri russi d'inizio Novecento, a Segantini e Pellizza da Volpedo, ai grandi autori di Valori plastici come Sironi, Carrà, Campigli. 
Analogie e consonanze sono rinvenibili fra il languido patetismo di Puvis, il suo riallacciarsi alla tradizione accademica svuotandola dall'interno, e I'artista friulano. Anche in Cengarle il vagheggiamento di belle forme sembra esprimere, insieme alla nostalgia per un'immaginaria età dell'oro, un sentimento di irrevocabile lontananza, il distacco da sicurezze antiche, uno stato di alienazione che nel passato vede, soprattutto, una condizione di non-ritorno. In questo cristallino congelamento, in questa "melanconia" di luce e ombra, di presenza e assenza, di bisogno di concentrarsi sul mito di fronte alle incertezze della transizione, affiora il disagio della modernità.
 Cengarle dipinge Paesaggi con figure, Ninfe, Bagnanti, Oceanine. I corpi risplendono sugli argini dei fiumi, sulle rive del mare, siedono a colloquio sugli scogli crespati dai flutti, fanciulle ammantate di semplici tuniche assaporano ozi intellettuali in siti collinari (Lettura del 1995), si riposano sognanti sopra massi ombrati sul ciglio di stagni sfiorati da ninfee (Ninfe del 1993). Nel Consiglio delle Muse del 1995 la luna, occhieggiante fra i rami del bosco, illumina di un tenue chiarore il canto delle protettrici delle arti. I lidi, la fisicità forte e sinuosa delle ondine seminude mollemente abbandonate su candidi lenzuoli, immerse nelle acque blu crespate di flutti argentati, oppure ritte misteriosamente nell'atto di raccogliere I'onda dei capelli, i cieli sparsi di nuvole leggere, sono resi con colori magri, asciutti, come opachi e un po' stinti, d'antico affresco. Assieme alI'azzurro tenero prevalgono le ocre, i rosati, i bianchi permeati da una luce uniforme. Raffinate e incisive grafie a penna tracciano i disegni. L'immobilità si fissa nell'astrazione; melodiche invenzioni lineari si dipanano sul piano. 

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© Bruno@Cengarle.it "DIPINTI E DISEGNI 1985-2002"   villamanin.it
Villa Manin di Passariano, Codroipo (Udine) 19 ottobre / 24 novembre 2002
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